lunedì 18 marzo 2013































Si va a nord!!!!!! La zona nord occidentale è la regione più montagnosa e spettacolare del paese con valli e tribù di montagna. La strada n.6 si presenta in buone condizioni e così i km passano velocemente tra risaie e estese coltivazioni di canna da zucchero dalle quali noi nelle nostre frequenti soste raccogliamo le canne più  succose caricandoci così di zuccheri per poi ripartire a tutta velocità( max 50km ora).  Arriviamo a Mai Chau dove dormiamo nel villaggio di Lac costruito su palafitte in mezzo alle risaie. I thai bianchi che li abitano sono molto gentili e cordiali, il proprietario della nostra palafitta alla sera ci ha preparato la più buona e abbondante cena a base di carne del nostro viaggio in Vietnam. Deliziati da tanto ottimo cibo durante la passeggiata notturna  abbiamo partecipato  ad una festa all'aperto di ragazzi universitari con i quali abbiamo ballato intorno al fuoco bevendo birra (calda). Percorrendo sempre la n.6 il giorno dopo decidiamo di fermarci a Son La, cittadina senza pretese ma il viaggio è stato piacevole con soste ai mercati tipici e frequentati da etnie minori come i Thai neri, Meo e Muong dai coloratissimi abiti e dalle pettinature strane come le donne con i capelli arrotolati sopra la testa che indossando il casco diventavano un po' ridicole. La zona montagnosa ricca di bestiame al pascolo, molto anche in mezzo alle strade, ci ha dato la possibilità di assaggiare ottimo yogurt venduto ai bordi delle strade su bicchieri di vetro, da provare se non avete paura di malattie varie. La Manu su invito ha anche partecipato insieme a donne locali a piantare il riso diventando per un po' una vera mondina vietnamita . Alla sera in una località in mezzo ai monti pernottiamo in un mega albergo (eravamo gli unici ospiti) e unici clienti del ristorante ma tutti erano super gentili compresi i cuochi. Il giorno seguente fortunatamente decidiamo di non andare a Dien Bien Phu ma di proseguire seguendo la n.6 che dopo 70 km di strada  simil europea al bivio di Tuan Giao  diventa praticamente un sentiero sterrato con qualche accenno di asfalto distrutto qua e la. Quasi 100 km di "strada" paradisiaca percorsa tutta a 20/30 km orari con molti tratti da farsi in prima marcia su pietraie a rischio foratura con guadi e gimcane tra mandrie di bufali e capre sempre presenti nei posti più impervi. La Manu ormai padrona del proprio mezzo proseguiva sicura e fiera rendendosi conto che più la strada è difficile e più grande è la soddisfazione ad ogni km percorso. D'altrocanto le vallate e gli scenari erano veramente stupefacenti e selvaggi e in 100km cambiavano più volte lasciandoci sempre a bocca aperta. Ovviamente eravamo gli unici stranieri e ad ogni sosta era una festa. Sporchi impolverati e infangati arriviamo con schiena e braccia distrutte verso le 17.30 a Lai Chau (Muong Lay). Conosciamo una coppia di italiani arrivati poche ore prima in pullman dal Laos con i quali ceniamo e ci scambiamo informazioni. Stanchissimi andiamo a letto ma alle 5 del mattino veniamo svegliati all'improvviso da un altoparlante posizionato su un traliccio proprio di fronte all'hotel che a tutto volume faceva propaganda comunista e scandiva il tempo per la ginnastica mattutina che molti ospiti praticavano in pigiama nei corridoi dell'hotel. Avrei voluto fare una strage ma ormai svegli abbiamo fatto colazione e alle 6.30 eravamo pronti per partire direzione Sapa. La strada per Sapa  che sulla cartina era indicata come una statale non ci diceva però che dopo pochi km causa lavori in corso diventava un percorso di guerra con soste causate dai lavori che potevano variare da 30 min. ad un ora tra polvere e fango. Così in 3 ore avevamo percorso poca strada e eravamo bianchi di polvere e fango dalla testa ai piedi ma fortunatamente e magicamente tutto questo finiva all'entrata della città di Tam Duong che ci accoglieva con una strada a 8 corsie degna di Los Angeles e con palazzi stile comunista  tanto giganteschi quanto brutti. Per raggiungere Sapa attraversiamo la catena montuosa del Fansipan con il suo passo posto a 1900 metri (il più alto del Vietnam) percorrendo una strada panoramica a tratti coperta dalla nebbia e battuta da forti venti. Finalmente a Sapa, la cittadina è molto graziosa con un piccolo lago e un centro animato da turisti in maggior parte asiatici. La zona frequentata dai turisti occidentali è ricca di bei locali e alberghi di ogni categoria, noi alloggiamo nella zona vietnamita in bel albergo con tutti i confort che si chiama Luna di Miele dove nessuno parla inglese e  solo chiedere i passaporti diventa un'impresa. Il posto ci piace molto così decidiamo di fermarci quattro giorni compiendo bei trekking lungo le vallate e visitando villaggi spersi tra le montagne. Anche passeggiare tra le vie di Sapa è una bella esperienza incontrando gente di etnie diverse che vendono mercanzie di ogni genere sempre portando con se i propri bambini anche di tenerissima età. Domani proseguiremo verso il confine cinese seguendo delle strade sterrate (tempo permettendo) fino a raggiungere dei villaggi spersi se riusciremo ad avere i permessi dalla polizia che in certi periodi è riluttante a far passare gli stranieri e poi ....... Abbiamo già acquistato i biglietti per le Filippine e così il 3 aprile voleremo da Hanoi a Manila !!!!!!!!! E l'avventura continua.

domenica 10 marzo 2013






















 Finalmente abbiamo trovato un bancomat (qui si chiama ATM) dopo 60 km nella città di Vinh dove prima  di ritirare dei soldi abbiamo tentato su 6/7 banche ma alla fine con molto sollievo il classico rumore frrrrrr, frrrrrrrr. ci ha reso felici. Il giorno dopo raggiungiamo non senza difficoltà di trovare le strade che non sono quasi mai segnalate e nessuno parla inglese Ninh Binh, porta di accesso di molti siti incantevoli da visitare con calma. Il tempo è sempre bello anche se il sole è filtrato dalle nuvole e al mattino una fitta nebbia copre tutta la città. Su consiglio di un signore conosciuto giorni prima alloggiamo in un bel albergo dal quale (siamo al quinto piano) si gode una bella vista e i clacson dei camion arrivano in maniera meno violenta. Nei dintorni della città si può ammirare lo spettacolo di grandi affioramenti calcarei che fanno da cornice a estesissime risaie che si possono attraversare con delle piccole imbarcazioni a remi nel più assoluto silenzio ammirando questi posti unici e ineguagliabili. Sentivamo la voce di Piero Angela che ci descriveva tanta bellezza, tutto era Amazing !!!!!!!! Anche la visita alla pagoda di Bich Dong la  S. Pietro dei buddisti vietnamiti e stata una cosa quasi scioccante, neanche in Thailandia avevamo visto tanta venerazione,.Dopo aver percorso una lunga scalinata si arriva alla pagoda avvolti dall'incenso e una volta entrati al suo interno tre statue di Budda completamente dorate ti accolgono con la loro maestosità che però trasmette serenità e gioia, almeno questa è stata la nostra sensazione. Centinaia di pellegrini affollano l'area donando denaro e pregando a turno per pochi minuti intonando dei canti al suono dei gong e di una enorme campana. La Manu veniva presa sottobraccio dalle donne che si fotografano con lei ringraziandola a mani giunte. Immaginate il bel viso di mia moglie sempre sorridente e felice di tanto successo !!!!!!! Sempre grandi sorprese ci accompagnano tutti i giorni nel nostro pellegrinare quasi sempre i soli turisti stranieri in posti veramente unici. Riserviamo come sempre un'intera giornata a girare senza meta tra campagne e risaie assaporando i cibi locali e l'affetto dei locali sempre curiosi e felici di stringerci la mano. Ma anche in mezzo a tanta bellezza c'è una nota stonata che ci rattrista e che fa incazzare la Manu. Qui i ristoranti vendono la carne di cane in brodo o stufata esponendo le carcasse dei poveri animali in bella vista, ok saremo anche ignoranti a non capire certe usanze ma con tutta la carne a disposizione perché proprio quella dei più cari e fedeli amici dell'uomo? La carne di cane viene consumata quasi esclusivamente nella seconda quindicina del mese perché prima porterebbe sfortuna MAH. Se venite in Vietnam e vedete fuori del ristorante la scritta Thit Chò sapete quello che vi aspetta. Dopo 4 giorni di sosta domani si riprende il viaggio puntando verso nord ovest per quella che sarà la parte più bella e nascosta del viaggio, correremo vicino al confine laotiano e cinese per 10 giorni circa visitando le tribù di montagna in villaggi remoti.

lunedì 4 marzo 2013














Eccoci a Ue, delle sue vestigia di città imperiale fino al 1945 quando l'avvento del comunismo fece abdicare l'imperatore rimane solo la cittadella e i suoi pochi ma belli palazzi tombe e pagode che si sono salvati miracolosamente dalle bombe americane. La gigantesca bandiera rossa  con la stella che sventola dal pennone più alto del Vietnam (37 mt) ci ricorda che siamo in un paese comunista ma girando per la città non si notano grandi differenze con il Laos e la Cambogia, anzi, tutto è più pulito e tenuto in ordine il bel lungo fiume dei profumi è grazioso e ti fa riposare dal perenne frastuono degli onnipresenti scooter. Due giorni sono sufficienti per apprezzare questa bella e vecchia capitale del Vietnam e anche se è già passato più di un anno dalla nostra partenza la voglia di salire in moto e viaggiare è sempre viva. Direzione Khe Sanh vicino al confine laotiano percorrendo la statale 14 che si snoda tra montagne e panorami unici. Il caldo comunque si fa sentire ma con un bagno ristoratore nelle calme acque del fiume che seguiamo per molti km ci porta un po' di refrigerio e tanta gioia di essere in un posto così magico da veri motociclisti. Il traffico e quasi nullo a tal punto che possiamo viaggiare affiancati senza problemi di incontrata nessuno. Che goduria!!!!!! Khe Sanh e tristemente famosa perche' nel 1968 si è svolta la più grande battaglia dell'intera guerra del Vietnam con gli americani che hanno sganciato 100.000 tonnellate di bombe in due mesi di scontri. Ora rimane solo un malandato aeroporto u.s.a con qualche cimelio ma l'orrore non viene cancellato dal tempo. Adesso tutta la vallata teatro dei combattimenti è coltivata a caffè ma inoltrarsi fuori dai sentieri è ancora molto pericoloso causa mine e bombe inesplose. Per rimanere in clima di guerra ma in uno scenario completamente diverso ritorniamo verso il mare seguendo sempre il sentiero di Ho Chi Minh  e la fascia smilitarizzata denominata DMZvisitando altri siti storici fino a raggiungere il fiume Ben Hai che segnava il confine che non c'è più tra nord e sud. Una forte emozione è stato percorrere come facevano i vietcong per sfuggire ai bombardamenti  l'impressionante labirinto di cunicoli lunghi fino a 2 km e che raggiungono la profondità di 25 metri. Deve essere stata proprio dura vivere per anni sottoterra svolgendo tutte le attività come si fosse all'aperto ma vedendo la luce solo per poche ore di calma. Per visitare questo sito raggiunto anche dai turisti con i pullman abbiamo soggiornato nel villaggio di pescatori di Cura Tung che dista soli 7 km dai tunnel ma completamente disertato dai turisti perciò un vero paradiso. Sette km di spiaggia selvaggia con venditrici di pesce e di meduse giganti per strada. Sembrava di essere a Pellestrina (stupenda isola della laguna veneta) con tutta la gente in strada tutte le case aperte e i pescatori intenti a pulire la reti o a cucinare pesce fresco che ci veniva donato tra sorrisi e domande di tutti i tipi, sempre a gesti e a disegni sulla sabbia, un vero divertimento di viaggi d'altri tempi. Seguendo sempre il sentiero di Ho Chi Minh torniamo in montagna con l'idea di visitare il parco di Phong Na  e le sue famose grotte e montagne carsiche. Purtroppo il maltempo e la pioggia ci hanno accompagnato dal mattino riducendo un po il piacere di viaggiare su strade ben tenute e sempre prodighe di spettacolari paesaggi con risaie dalle mille sfumature di verde e montagne completamente ricoperte dalla foresta perfettamente conservata. Guidare con nebbia e pioggia su strade già molta pericolose richiede molta attenzione ma riducendo notevolmente la velocità già comunque bassa si può godere in pieno di tutta la meraviglia che ci circonda. Il giorno dopo sempre con la pioggia incombente lasciamo il parco seguendo la statale 15 che in tutti i suoi 150 km fino a Pho Chao (Huong Song) è stata sublime. Se ora vi sto scrivendo è proprio un miracolo perché mio malgrado sono stato coinvolto in un gravissimo incidente tra due scooter. Mentre dopo aver bevuto un caffè stavo osservando un grosso e vecchio camion russo in avaria in fianco alla strada uno scooter veniva centrato da un'altro veicolo su due ruote che proseguiva la sua corsa dopo l'impatto senza conducente ma ancora sulle due ruote, solo con un mio scatto felino riuscivo ad evitare il mezzo che si schiantava sulle ruote del camion ma non il conducente che scivolando sull'asfalto bagnato mi centrava in pieno facendomi volare per aria. Io me la sono cavata con botte e lievi contusioni su tutta la parte destra del corpo mentre l'uomo che guidava lo scooter che improvvisamente aveva tagliato la strada versava in condizioni a mio parere disperate il giovane che mi ha fatto volare aveva una mano distrutta ed era sotto shock . Mi è andata proprio di CULO!!!! un metro più avanti e ............ Stasera siamo in albergo a leccarci le ferite siamo felici anche se non siamo riusciti a prelevare soldi dai bancomat tutti fuori uso, così pagato l'albergo e mangiato in camera non abbiamo più un centesimo in contanti ma avendo il pieno di benzina domani contiamo di raggiungere una città un po' più grande sperando che i bancomat funzionino altrimenti .........

lunedì 25 febbraio 2013








Si ritorna in mezzo alle montagne la strada 26 si snoda tra risaie e coltivazioni di pepe che viene messo ad essiccare al sole nei bordi delle strade creando dei mosaici dai colori verde nero e bianco. Dormiamo nella città di Thuot dopo 160km e belli riposati il giorno dopo decidiamo di fare una deviazione per strade secondarie complicandoci la vita con 70 km di sterrato talmente polveroso che quasi non vedevamo il paesaggio circostante e con la Manu che mi diceva : Te gavevo dito che ea strada no gera asfaltada !!!!!! comunque tutta esperienza che sicuramente gli servirà più avanti (speremo). Altri duecento km di strada verso Pleiku tutto sommato non esaltante e molto pericolosa perché percorsa da camion e pullman che non rispettano niente e nessuno. Avanti sempre se non fosse che la moto della Manu, all'improvviso scomparsa dai miei specchietti ,avesse rotto l'albero della frizione. La traino per pochi km e uno degli onnipresenti meccanici che si trovano lungo la strada dopo aver verificato il danno abbastanza importante ci dice di passare il giorno dopo alle ore 10 che la moto sarebbe stata pronta. Un po' titubanti  ma fiduciosi carichiamo tutti i bagagli sulla mia moto e in condizioni precarie ritorniamo sui nostri passi per una trentina di km non prima di aver forato causa troppo peso. Forse non è proprio la giornata giusta, trovato un albergo che definire sporco è nulla mangiamo in camera una minestra liofilizzata ( siamo dotati di pentola elettrica) e un po' di frutta e caffè si va a nanna. Alle 9.30 ci presentiamo dal meccanico che doveva ancora rimontare tutti i pezzi ma comunque il danno era riparato e con molta calma attendiamo e alle 12 circa si riparte. Da li in poi la larga strada che ci condurrà a Da Nang sulla costa sarà uno spettacolo per gli occhi e per la mente. Sono quei percorsi che quando sei alla fine vorresti tornare subito indietro per rifarli. Per ore abbiamo costeggiato un grande fiume in mezzo alla foresta con i colori che cambiavano come in un caleidoscopio. Ad ogni sosta per le foto o solo per guardarci intorno non serviva parlare bastava guardarci. A me mancavano solo i miei amici Stefano e Cristiano e forse qualche cavallo in più sotto il sedere per essere in paradiso. Arriviamo a Da Nang con il buio e ci fermiamo al primo albergo che troviamo senza neanche sapere dove fossimo   rispetto al centro città. Trattiamo sul prezzo e con soli 7 euro abbiamo una bellissima stanza con televisore al plasma, frigorifero wi-fi  aria condizionata, ascensore acqua calda e garage con guardiano.Il mattino seguente ci rendiamo conto di essere in una buonissima posizione rispetto a tutto quello che volevamo vedere e cosa importante avevamo già localizzato l'agenzia che ci serviva per fare l'estensione del visto di un' altro mese e cioè fino al 4 aprile. L'estensione richiedeva una settimana, ma questo lo sapevamo, perciò avevamo intenzione di sfruttare tutti i 30 km di spiaggia fino a visitare la magnifica cittadina di Hoi An. A questa perla situata alle foci di un grande fiume dedicheremo più giorni perché anche se molto turistica mantiene un fascino particolare con le sue case colorate e le barche tipiche un po ci ricordava Venezia e Burano. Qui abbiamo conosciuto degli italiani veramente simpatici con i quali abbiamo fatto delle grandi mangiate a base di calamaretti e conchiglie preparate in modo sublime e divorate nella selvaggia spiaggia di China beach sorseggiando molte birre ghiacciate. Un saluto affettuoso a Giacomo, Franco Carola e Valentina e alla coppia mista( Roma Toscana)  Fabio e Daniela. E' stato come tornare indietro nel tempo passeggiare tra le stradine di Hoi An specialmente nella notte di luna piena quando la città vecchia una volta spente tutte le luci pubbliche si illumina di migliaia di lanterne in seta , creando un atmosfera suggestiva e unica. Oggi 25 febbraio abbiamo ritirato i nostri passaporti e domani faremo solo 100 km fino a Uè antica capitale  imperiale del Vietnam ricca di storia e di spiritualità.