Ho finito il post precedente con le parole liberi e felici ed è con questa sensazione che percorriamo i 20 km dal confine per raggiungere la capitale Vientiane. Una bella, ordinata e pulita città che segue il corso del Mekong come per farsi accarezzare, le sue strade ampie e alberate ricordano Parigi e d'altronde la colonizzazione francese ha lasciato un bel segno. Pensate che c'è perfino un simil arco di trionfo e chioschi che vendono baghette in ogni angolo della città. Durante la nostra permanenza che è durata tre giorni si svolgeva un summit asiatico europeo con la presenza anche del vostro amato presidente Monti perciò la capitale pullulava di poliziotti armati fino ai denti e alle 23 entrava in vigore il coprifuoco. Perciò tutto chiuso e a nanna. Abbiamo noleggiato due bici per 1 euro al giorno e così ci siamo goduti tutte le bellezze storiche e religiose di questa affascinante città. Dopo la rilassata visita a Vientiane comincia alle 6 del mattino il viaggio verso nord in direzione Vang Vien. La strada n.13 che percorre il Laos come una spina dorsale mi fa capire subito che i 170 km che ci separano dalla nostra meta non saranno di sicuro una passeggiata. La strada asfaltata ma piena di insidie e sopratutto di enormi buche a volte non mi permettono di godere in pieno il viaggio ma guido sempre attento e con molta felicità dentro. Arrivati a Vang Vieng incontriamo un francese che con una Yamaha 1200 dopo aver girato tutta l'Africa ora è arrivato in Laos. Due anni di viaggio da solo ma mi trasmetteva una carica e una energia grandissima, pensate che lui faceva i complimenti a noi ,strano vero? Consigliati da una coppia con bambina di sei anni al seguito, alloggiamo in un bungalow in riva al fiume in un contesto paradisiaco e spendendo 3 euro al giorno!!!!!!!!!! Questa cittadina famosa nel mondo dei giovani viaggiatori per le discese del fiume seduti su una camera d'aria di camion (tubbing) assumendo tutti i tipi di droghe e alcol dopo i 25 morti del precedente anno ha subito un giro di vite dal governo Laotiano perciò ora tutto si svolge in perfetta tranquillità e senza pericoli. Noi una volta trasportati a monte da un tuc tuc siamo tranquillamente scesi al punto di partenza in circa due ore ammirando le spettacolari montagne intorno a noi. Con un giro in moto tutto su sterrato di circa 65 km abbiamo raggiunto villaggi di montagna dove la vita scorre lentamente e la gente vive ancora di pastorizia e della coltivazione del riso. La strada che collega Vang Vien e Luang Prabang sale tortuosa lungo il fianco di monti spettacolari per poi scendere fino al Mekong. Percorriamo i 250 km sempre sulla strada n. 13 in dieci ore attraversando vallate costellate di risaie e piccoli villaggi tradizionali dove vediamo molti bambini dai tre anni in sù trasportare pesi enormi e lavorare a piedi nudi sotto il sole cocente. In una delle innumerevoli soste per foto e caffè la Manu viene rapita dallo sguardo di uno di questi bambini lavoratori al quale regala delle caramelle e tanti sorrisi ma per un'ora la sento singhiozzare dietro di me. Durante la sosta per il pranzo mi distraggo un attimo e vedo la Manu che dopo aver comperato tutti i giocattoli e dolcetti di un piccolo negozio( la proprietaria saltava dalla gioia) era circondata da bambini festanti e felici per il piccolo pensiero riservato a loro. La strada quasi sempre asfaltata presenta insidie di tutti i generi ma la peggiore è quelle delle buche che si presentano profonde e in punti dove non te lo aspetteresti mai, quindi bisogna stare sempre con un occhio alla strada e uno al paesaggio. Lo spettacolo che ammiriamo durante il viaggio è davvero grande perciò le ore volano. Luang Prabang ci accoglie nel tardo pomeriggio e dopo una meritata doccia raggiungiamo il centro che troviamo super affollato di TURISTI!!!!!!! anche quelli con il numerino attaccato alla maglietta!!!! La cosa mi disturba un po ma ritroviamo la famiglia conosciuta giorni prima, lui uruguagio lei una bella argentina e la bambina di 6 anni simpatica e avventurosa come mai avevamo visto prima. La città di giorno è vivibile e molto carina con le sue villette coloniali tenute benissimo le strade alberate e suggestivi templi un po ovunque. Visitiamo anche la riva opposta del Mekong dove mangiamo pesce alla griglia e beviamo ottima birra osservando la gente lungo la riva. Tutto super rilassante e sempre coinvolgente. Il vero motivo per cui vale la pena di visitare il Laos settentrionale è il fascino della vita rurale:case in paglia ,bambù e legno che conferiscono a ogni villaggio un'atmosfera senza tempo. Il dilemma è ora dove andiamo? Dopo ore di consultazioni sulla guida e sulla cartina (no gps) decidiamo di puntare a nord verso Nong Khiav da dove sto scrivendo. Deviando dalla strada n.13 imbocchiamo la 1/C ed è tutto uno spettacolo di piccoli villaggi e di panorami mozzafiato, la strada è stretta e piena di buche ma se vuoi un po' di avventura non hai scampo! Nong Khiav è come piace a noi, siamo pochi viaggiatori e il sito è proprio incantevole. Oggi abbiamo fatto una strada sterrata che inizia subito dopo il ponte seguendo il fiume ed addentrandoci tra delle montagne, 140 foto in poche ore. Qui è tutto vero e reale, come purtroppo il grande rischio delle bombe americane inesplose che purtroppo ancora oggi mietono vittime e mutilano molti bambini. Ottima scelta fermarci qui, anche se abbiamo faticato a prendere sonno parlando di bombe e ingiustizie. Domani faremo una discesa con il kayak di 4 ore tra gole e scenari da favola. Che bello e avventuroso il Laos!!!!!!!!! Qui la connessione va a tratti e per scrivere queste righe ho impiegato delle ore perciò le foto potrete vederle in seguito ( scusatemi) intanto saluto tutti voi e vi ricordo sempre che: E' DURA LA VITA DEL VIAGGIATORE !!!!!!!
venerdì 16 novembre 2012
Ho finito il post precedente con le parole liberi e felici ed è con questa sensazione che percorriamo i 20 km dal confine per raggiungere la capitale Vientiane. Una bella, ordinata e pulita città che segue il corso del Mekong come per farsi accarezzare, le sue strade ampie e alberate ricordano Parigi e d'altronde la colonizzazione francese ha lasciato un bel segno. Pensate che c'è perfino un simil arco di trionfo e chioschi che vendono baghette in ogni angolo della città. Durante la nostra permanenza che è durata tre giorni si svolgeva un summit asiatico europeo con la presenza anche del vostro amato presidente Monti perciò la capitale pullulava di poliziotti armati fino ai denti e alle 23 entrava in vigore il coprifuoco. Perciò tutto chiuso e a nanna. Abbiamo noleggiato due bici per 1 euro al giorno e così ci siamo goduti tutte le bellezze storiche e religiose di questa affascinante città. Dopo la rilassata visita a Vientiane comincia alle 6 del mattino il viaggio verso nord in direzione Vang Vien. La strada n.13 che percorre il Laos come una spina dorsale mi fa capire subito che i 170 km che ci separano dalla nostra meta non saranno di sicuro una passeggiata. La strada asfaltata ma piena di insidie e sopratutto di enormi buche a volte non mi permettono di godere in pieno il viaggio ma guido sempre attento e con molta felicità dentro. Arrivati a Vang Vieng incontriamo un francese che con una Yamaha 1200 dopo aver girato tutta l'Africa ora è arrivato in Laos. Due anni di viaggio da solo ma mi trasmetteva una carica e una energia grandissima, pensate che lui faceva i complimenti a noi ,strano vero? Consigliati da una coppia con bambina di sei anni al seguito, alloggiamo in un bungalow in riva al fiume in un contesto paradisiaco e spendendo 3 euro al giorno!!!!!!!!!! Questa cittadina famosa nel mondo dei giovani viaggiatori per le discese del fiume seduti su una camera d'aria di camion (tubbing) assumendo tutti i tipi di droghe e alcol dopo i 25 morti del precedente anno ha subito un giro di vite dal governo Laotiano perciò ora tutto si svolge in perfetta tranquillità e senza pericoli. Noi una volta trasportati a monte da un tuc tuc siamo tranquillamente scesi al punto di partenza in circa due ore ammirando le spettacolari montagne intorno a noi. Con un giro in moto tutto su sterrato di circa 65 km abbiamo raggiunto villaggi di montagna dove la vita scorre lentamente e la gente vive ancora di pastorizia e della coltivazione del riso. La strada che collega Vang Vien e Luang Prabang sale tortuosa lungo il fianco di monti spettacolari per poi scendere fino al Mekong. Percorriamo i 250 km sempre sulla strada n. 13 in dieci ore attraversando vallate costellate di risaie e piccoli villaggi tradizionali dove vediamo molti bambini dai tre anni in sù trasportare pesi enormi e lavorare a piedi nudi sotto il sole cocente. In una delle innumerevoli soste per foto e caffè la Manu viene rapita dallo sguardo di uno di questi bambini lavoratori al quale regala delle caramelle e tanti sorrisi ma per un'ora la sento singhiozzare dietro di me. Durante la sosta per il pranzo mi distraggo un attimo e vedo la Manu che dopo aver comperato tutti i giocattoli e dolcetti di un piccolo negozio( la proprietaria saltava dalla gioia) era circondata da bambini festanti e felici per il piccolo pensiero riservato a loro. La strada quasi sempre asfaltata presenta insidie di tutti i generi ma la peggiore è quelle delle buche che si presentano profonde e in punti dove non te lo aspetteresti mai, quindi bisogna stare sempre con un occhio alla strada e uno al paesaggio. Lo spettacolo che ammiriamo durante il viaggio è davvero grande perciò le ore volano. Luang Prabang ci accoglie nel tardo pomeriggio e dopo una meritata doccia raggiungiamo il centro che troviamo super affollato di TURISTI!!!!!!! anche quelli con il numerino attaccato alla maglietta!!!! La cosa mi disturba un po ma ritroviamo la famiglia conosciuta giorni prima, lui uruguagio lei una bella argentina e la bambina di 6 anni simpatica e avventurosa come mai avevamo visto prima. La città di giorno è vivibile e molto carina con le sue villette coloniali tenute benissimo le strade alberate e suggestivi templi un po ovunque. Visitiamo anche la riva opposta del Mekong dove mangiamo pesce alla griglia e beviamo ottima birra osservando la gente lungo la riva. Tutto super rilassante e sempre coinvolgente. Il vero motivo per cui vale la pena di visitare il Laos settentrionale è il fascino della vita rurale:case in paglia ,bambù e legno che conferiscono a ogni villaggio un'atmosfera senza tempo. Il dilemma è ora dove andiamo? Dopo ore di consultazioni sulla guida e sulla cartina (no gps) decidiamo di puntare a nord verso Nong Khiav da dove sto scrivendo. Deviando dalla strada n.13 imbocchiamo la 1/C ed è tutto uno spettacolo di piccoli villaggi e di panorami mozzafiato, la strada è stretta e piena di buche ma se vuoi un po' di avventura non hai scampo! Nong Khiav è come piace a noi, siamo pochi viaggiatori e il sito è proprio incantevole. Oggi abbiamo fatto una strada sterrata che inizia subito dopo il ponte seguendo il fiume ed addentrandoci tra delle montagne, 140 foto in poche ore. Qui è tutto vero e reale, come purtroppo il grande rischio delle bombe americane inesplose che purtroppo ancora oggi mietono vittime e mutilano molti bambini. Ottima scelta fermarci qui, anche se abbiamo faticato a prendere sonno parlando di bombe e ingiustizie. Domani faremo una discesa con il kayak di 4 ore tra gole e scenari da favola. Che bello e avventuroso il Laos!!!!!!!!! Qui la connessione va a tratti e per scrivere queste righe ho impiegato delle ore perciò le foto potrete vederle in seguito ( scusatemi) intanto saluto tutti voi e vi ricordo sempre che: E' DURA LA VITA DEL VIAGGIATORE !!!!!!!
lunedì 5 novembre 2012
SIAMO IN LAOS CON LA MOTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ce l'abbiamo fatta, ma andiamo con ordine. Partiti da Bangkok in tre giorni abbiamo raggiunto Nong Khai sulle sponde del possente fiume Mekong, giusto in tempo per assistere alla grande festa per la fine della stagione delle piogge. Una settimana di spettacoli popolari con elezione di miss e mister, balli con centinaia di personaggi tutti con costumi fantastici. Il giorno 31 di ottobre con la luna piena in cielo abbiamo assistito al fenomeno misterioso delle sfere di fuoco che emergono dalle acque scure del Mekong per salire in cielo. Con noi in riva al fiume decine di migliaia di persone aspettavano l'oscurità e ogni volta che una sfera appariva tutti si alzavano in piedi gridando e pregando. Nessuno sa spiegare questo fenomeno, comunque una serata da pelle d'oca permanente con centinaia di lanterne(tipo quelle del nostro matrimonio) che volavano in cielo e fuochi artificiali per ore. Una settimana a Nong Khai cittadina tranquilla e affascinante ci è volata e oggi e stato il grande giorno della partenza per il Laos. Molte erano le incognite sul fatto di riuscire a passare il confine con una moto radiata senza targa e assicurazione ma speravamo molto nella buona sorte e sopratutto sulla nuova targa che ho disegnato e costruito con pazienza certosina. Ok, si va!!!!!! mi ritrovo con la moto caricata come molti mesi fa visto che il sidecar l'avevamo venduto giorni prima in 5 minuti in una strada del centro con una facilità impressionante. In Laos la guida è a destra e perciò mi sarei trovato con il carrettino dalla parte sbagliata e poi avevo paura che al confine mi facessero storie, e non ne avevo proprio bisogno. Dalla nostra guestahouse in cinque minuti arriviamo al posto di frontiera dove un poliziotto sorridente ci accoglie e con tutti i nostri documenti sparisce in un piccolo ufficio per riapparire dopo cinque minuti con due fogli da firmare ci dice di passare all'immigrazione e come d'incanto ci apre la sbarra!!!!! siamo felici per metà, ora viene il bello!!!! Percorriamo 400 metri circa e prima di imboccare il ponte sul Mekong mi fermo e velocissimamente monto la targa taroccata la sporco con terra e fango risalgo e via. La tensione è altissima ci guardiamo e la Manu mi fa, Semo proprio matti. Attraversato il ponte ci troviamo di fronte a molte bandiere rosse con falce e martello e ad un poliziotto che dopo varie domande sulle nostre intenzioni scende dal suo posto di controllo e che cosa fa? si porta dietro alla moto e controlla attentamente la targa!!!!! Secondi interminabili, gocce di sudore scendevano lentamente lungo la mia schiena ma dovevo mantenere sempre un sorriso (spontaneo) e trasmettere tranquillità e fiducia. Passiamo da un ufficio all'altro, dove tutti facevano domande e apponevano timbri su una miriade di fogli e foglietti. Alla fine dopo aver pagato 4 euro di tasse ci ritroviamo con tutti i documenti in regola per circolare e addirittura poter vendere eventualmente la moto in Laos. Tutti ci salutavano e l'ultima sbarra bianca e rossa che si alzava lentamente davanti a noi ci permetteva di entrare in Laos dove dopo pochi metri una volta scesi saltavamo dalla contentezza come due bambini dopo aver aperto i regali di Natale. Ora vi scrivo da Vientiane capitale di questo paese che ci riserverà sicuramente delle grandi emozioni e spettacolari paesaggi. Sicuramente per me è stata una giornata memorabile con dosi di ADRENALINA capaci di abbattere un toro, ma la Manu continua a dirmi: Soeo ti, ti podevi far na roba del genere!!!!!!!!! e forse è vero, comunque resta il fatto che continueremo a viaggiare con la nostra moto liberi e felici.
martedì 23 ottobre 2012
Rieccoci al punto di partenza; Bangkok, stesso albergo di 9 mesi fa ma emozioni diverse e nuove. Abbiamo trascorso sei giorni nella capitale dove abbiamo riparato la tartaruga che non voleva più caricare la batteria perciò è stato necessario sostituire l'avvolgimento elettrico della dinamo e il raddrizzatore di corrente, cambiate pastiglie e pneumatico anteriore (una giornata). Fare i visti per Laos e Cambogia presso le rispettive ambasciate è stato facile e veloce, il tutto in un'ora circa (esclusi i tempi di percorrenza pari a 4 ore a/r. Per il permesso di passare il confine con il Laos in moto è stata molto più dura. Solo trovare e raggiungere la motorizzazione è stata una piccola impresa, poi sembrava non si potesse fare niente visto che non ho la residenza in thai, poi si poteva, perché anche se turista siccome non sarei tornato in Thailandia con la moto, si poteva fare. Alla fine, anche grazie all'interessamento di una gentilissima e carina impiegata, oggi dopo tre giorni mi è stata radiata la moto in thai, e ora giriamo senza targa ma con un permesso (lettera scritta in thai) con il quale dovremmo ( il condizionale è d'obbligo) riuscire a passare la frontiera. Cosa mi diranno in Laos che arriviamo con una moto senza targa e senza assicurazione? Lo scopriremo tra 4/5 giorni. Ci è rimasto anche del tempo per visitare la città dove i contrasti, gli eccessi, e le situazioni buffe, ti si propongono ad ogni istante e di conseguenza alla sera sei stanco anche se non hai fatto niente di eccezionale, a parte lo smog, i 32 gradi con il 90% di umidità e il rumore assordante del traffico sempre caotico anche nelle stradine più piccole e nascoste. Alla sera tutto cambia e si illumina, passeggiamo tra bei locali, con ottima musica per tutti i gusti e gente da tutto il mondo. Insomma, una vera capitale asiatica!!!!!!!!!!! Da domani inizierà un'altra fase del nostro giro in Asia, ci sposteremo ad est viaggiando per circa 4 o 5 mesi tra Laos Cambogia e Vietnam nell'ordine, tre nazioni confinanti ma molto diverse tra loro, perciò faremo sicuramente delle grandi e nuove esperienze e conoscenze. Siamo eccitati e allegri come nove mesi fa e forse questa è la cosa più bella, ci sentiamo anche più forti, più calmi e sicuri di prima avendo per forza di cose assimilato certi "trucchi" che prima ignoravamo. I chilometri che ci separano dal Laos sono 700, ci impiegheremo tre giorni perché vorremmo assistere alla grande festa che il 28 ottobre per tre giorni vedrà lungo il fiume Mekong, che in quel tratto separa le due nazioni, lo svolgersi di regate, balli popolari e non per ultimo un grande mercato dove anche le tribù più lontane partecipano vendendo artigianato e cibo. Vorremo fare un saluto speciale al nostro amico Cristiano e Sandro più equipaggio di amici che sulla Gatta Blu un Gran Soleil da 46 piedi, ieri sono partiti dalle Canarie alla volta di Rio de Janeiro sfidando l'oceano e sicuramente vivendo giornate indimenticabili. A voi tutti un grande Eliseo in poppa da Gino Manu
lunedì 15 ottobre 2012
Thialandia siamo tornati!!!!!!! Partiti dalla squallida città di Tawan nel Borneo dopo un viaggio abbastanza disagevole che è durato circa 23 ore siamo arrivati al Wasana Resort con due passaggi aereo e tre pullman con relativi cambi x coincidenze ovviamente non conoscendo nessun orario, più uno strappo di 6 km con uno scooter con sidecar(carretto attaccato al fianco del mezzo) guidato da un sig. anziano che non parlava una parola d'inglese e che aveva solo capito che volevamo un passaggio ma non sapeva per dove!!!!! e per la tappa finale, un comodo cassone di un pick-up con gli zaini vicino a noi, ci sentivamo veramente felici e liberi. Ora non ho tante novità da scrivervi ma solo che stiamo programmando un'altra parte importante dell'avventura cioè la visita del Laos, Cambogia e Vietnam. Forse non mi crederete ma questo ci impegna molte ore del giorno, in ricerche e informazioni. Dobbiamo fare, oltre ai visti dei tre paesi anche un permesso speciale (qui è chiamato libretto viola)perché noi abbiamo una moto Thailandese guidata da stranieri e così dovremmo trovare degli uffici preposti al rilascio del permesso a Bangkok.... Cosa vi garantisco sicuramente non facile. Per far tutto questo ci fermeremo a nella capitale una settimana perciò avremo tutto il tempo, ma può essere che per una festa importante a noi sconosciuta tutto chiuda per due o tre giorni perciò è sempre tutto elettrizzante ed incerto. Qui, al Wasana Resort dove abbiamo lasciato la nostra tartaruga tre mesi fa e che al nostro ritorno dopo pochi minuti già rombava, siamo andati subito a correre e io a fare il matto sulla spiaggia. Godiamodell' ottima compagnia della famiglia dei proprietari con i quali si va al mercato, in spiaggia e si cena tutti insieme. Forse una settimana fermi qui ci basterà per organizzare tutto al meglio anche perché, a nove mesi dalla nostra partenza abbiamo fatto esperienza e ora il tutto ci viene un po' più facile e veloce. La Manu si dedica alla lettura della guida tra un massaggio e una camminata in spiaggia, mentre io più "tecnologico"collaboro con ricerche in internet, fino adesso ha funzionato, perciò, squadra vincente non si cambia!!!!!
sabato 6 ottobre 2012
La cittadina di Semporna era proprio come ce l'avevano descritta, brutta e sporca all'inverosimile ma per i giudizi finali aspettiamo la fine. Scesi dal pullman dopo esattamente 6.30 ore di viaggio troviamo subito alloggio presso il Sipadan Scuba in dormitorio che tutto sommato non è male. La voglia di fare immersioni non ci fa aspettare il 2 ottobre e così prenotiamo per il giorno dopo un giorno in barca con tre immersioni, una della quali nelle acque antistanti la paradisiaca isola di Pom Pom (vedere su google). Il mattino dopo i due motori da 200 HP Yamaha fanno scivolare velocemente la nostra barca su acque dal colore blu intenso fino al punto d'immersione e così dopo 10 min di briffing ci immergiamo nelle acque limpidissime e non crediamo ai nostri occhi quando vediamo tartarughe ovunque di grandi e piccole dimensioni che si fanno avvicinare senza problemi per poi allontanarsi nel blu. Lo spettacolo continua per tutta l'immersione che dura circa 40 min. anche se non riusciamo a parlare, dai nostri occhi e dai nostri gesti si capisce quanto siamo elettrizzati e quasi increduli davanti ad uno spettacolo del genere. Le altre due immersioni non sono da meno, sempre con le tartarughe onnipresenti riusciamo a vedere molti pesci coccodrillo, murene, pesci tromba una seppia gigante che ci delizia con i suoi cambiamenti istantanei di livrea e il tutto con la coreografia di un'infinità di coralli colorati duri e non, che neanche la più fervida fantasia può creare. Nel tardo pomeriggio sostiamo su un piccola isola paradisiaca circondata da sabbia bianca e sulle cui acque cristalline sostano gli zingari del mare. Che dire? Alla sera siamo propio sfiniti e dopo una cenetta di pesce tutti a nanna. Trascorriamo i tre giorni in attesa del grande appuntamento ascoltando i racconti di chi torna dalle immersioni e a volte veniamo rapiti dallo stile di vita dei locali , molto più simile a quello indiano. Già dalle sette del mattino bambini di 7/8 anni scalzi trasportano grandi pesi con le loro carriole in mezzo al traffico e alla sporcizia, altri dopo aver racimolato un po' di ringhit chiedendo l'elemosina davanti al super mercato se li giocano subito insieme a coetanei lanciando delle monete contro un muro e misurando la distanza tra una e l'altra. Tutto questo a pochi passi da noi che facciamo colazione all'inglese in un bar di cinesi prima di prendere la barca per fare le immersioni. Tutto questo ogni mattina e le domande che ci poniamo non trovano sempre risposte Che fare? Abbiamo passato ore nei villaggi su palafitte ad osservare tutto e tutti circondati da gente gentile e sempre ben disposta nei nostri confronti. L'odore del pesce messo ad essiccare mescolato a quello delle fogne a cielo aperto e agli scarichi dei motori delle barche arrivava ad intontirci, ma comunque era un'esperienza importante che ci faceva capire come migliaia di persone vivano alla giornata inconsapevoli purtroppo che il loro stile di vita stia distruggendo il posto dove vivono visto che gettano tutto semplicemente in acqua. Le conseguenze non sono facili da descrivere forse capirete meglio con qualche foto. Alle sera la città è invasa dai topi che a centinaia scorazzano senza paura ovunque nell'indifferenza della gente che sembra non vederli. Nel frattempo conosciamo una marea di persone e con loro trascorriamo bellissime serate a parlare di tutto un po', di altri paesi e di storie di vita personale con le quali si potrebbe scrivere un libro ogni sera. E sì, è proprio bello viaggiare, tra pochi giorni saranno passati nove mesi dalla nostra partenza e il bilancio diventa ogni giorno sempre più positivo. Noi ci guardiamo e ci diciamo: che culo!!!!!!! E' arrivato il nostro turno, partiamo al mattino verso le 9 per immergerci a Mabul. Il tempo non è dei migliori ma sott'acqua è sempre un'esplosione di pesci colorati tartarughe e coralli fantastici. L'acqua a 30 gradi, anche a trenta metri, ci aiuta ancora di più a godere di immersioni che durano in media 45 minuti e che ogni volta, ritornati in barca, ci lasciano senza parole. Il giorno dopo è il turno dell' isola di Mataking dove tutto è magnifico tranne il fatto che durante l'immersione veniamo investiti (x fortuna non da vicino) da più esplosioni di pescatori incoscienti che fanno uso della dinamite per pescare facilmente, e che i danni da loro provocati sono sotto i nostri occhi che vedono il corallo morto e crateri molto grandi, segni inequivocabili di tanta ignoranza e stupidità. Il 5 ottobre 2012 rimarrà per sempre nella nostra memoria. E' il giorno di Sipadan!!!!!! Con più di un'ora di navigazione con mare forza 5 e fortissime raffiche di pioggia vento raggiungiamo l'isola e dopo aver svolto le pratiche dell'arrivo con la polizia locale, qui possono arrivare massimo 120 al giorno e non c'è possibilità di errore perché i permessi sono nominativi!!!!!! Ok? tutto Ok, svuotiamo il nostro GAV dall'aria e come d'incanto ci troviamo letteralmente circondati da migliaia di pesci di tutti i colori e forme a tal punto da non riuscire a capire dove guardare, il nostro Dive Master, una signorina Slovena minuta ma che sa il proprio mestiere ci chiama battendo sulla bombola ed indicandoci un branco di squali che si dirigevano verso di noi.Vorrei tanto potervi descrivere quello che ho provato ma se avessi tanto talento ora sarei uno scrittore di fama mondiale perciò vi dico solo di provare a mettervi al mio posto e a quello della Manu e la cosa è fatta. Scherzi a parte, L'adrenalina era a mille anche perché mentre gli squali di circa due metri e mezzo ci sfioravano, tartarughe enormi passavano sopra la nostra testa, altri pesci di grandi dimensioni compresi giganteschi pesci Napoleone ci osservavano incuriositi ecc ecc. Tutto questo per un'ora!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Tocchiamo più tardi il suolo di quest'isola protetta per consumare un piccolo spuntino giusto il tempo di leggere che il grande Capitan Jacques Costeau è stato qui nel 1989 e ha detto: I have seen other places like Sipadan, 45 years ago, but now no more. Now we have found an untouched pice of art. La seconda immersione ci fa vivere l'esperienza unica di nuotare all'interno di enormi branchi di grandi barracuda(vedi documentari di Super Quark) che ci circondano girando intorno a noi lentamente, basta poi guardare verso il blù e gli squali sono sempre li che ci osservano e basta avvicinarsi un po' che loro vengono verso di noi per poi virare all'ultimo momento!!!!! Quando guardo la Manu vedo che ha gli occhi spalancati e non finisce mai di indicarmi lo squalo più grande o la tartaruga più vicina a me. La vedo proprio felice e questo aumenta ancora di più, se fosse possibile la mia gioia. Per la terza immersione decido di portare con me la nostra nuova macchina subacquea consapevole di non poter superare i dodici metri di profondità ma non potevo non immortalare anche solo qualche istante di un'avventura così incredibile. Il risultato lo vedrete sulle foto del blog. Domani, dopo un giorno di relax che ci serviva per metabolizzare tante super avventure andremo a Tawau dove il 9 prenderemo l'aereo per Kuala Lumpur e il 10 per Puket. Che dire di questi tre mesi in Malesia e in Borneo? Tutto semplicemente fantastico 90 giorni che hanno lasciato nella nostra mente tanti piccoli tatoo di grandi avventure ed esperienze che non cancelleremo mai dalla nostra memoria.Grazie Malesia!!!!!!!!!!!!!!!!
venerdì 28 settembre 2012
venerdì 21 settembre 2012
Evviva !!!!! Siamo atterrati a Mulu, un piccolo aereoporto dove sembra di essere in un film. Nessuna cosa meccanizzata tutto viene fatto a mano e in cinque minuti è tutto finito. Proprio un bel volo di circa 90 min. con il suono dei motori ad elica sorvolando un interminabile distesa verde divisa a tratti da fiumi color ocra come fossero dei grandi serpenti. Seguiamo il consiglio di Patrizia e Danilo e ci fermiamo al Cave Homestay da loro consigliato. Praticamente dormiamo in una bella stanza a casa di una coppia con figlio e condividiamo tutti gli spazi con loro, ma la chicca è che per casa scorazzano sei gatti giocherelloni ed affettuosissimi. Tra di loro quello nero entra subito nelle nostre grazie e praticamente mangia e dorme con noi. Il capo famiglia, che lavora presso il parco che dista solo 350 metri dalla casa ci chiede subito se vogliamo partecipare al trekking di tre giorni che ci porterà a vedere i famosissimi Pinnacle . Noi ancora frastornati dal viaggio e da tante novità tergiversiamo e prendiamo del tempo anche perché il costo del tutto x due persone è di circa 200 euro. Dopo 3 ore circa, confrontati i prezzi con altri decidiamo di accettare e così cominciamo a preparare uno zaino(solo il mio perché la Manu non può portare pesi). Dobbiamo portarci il cibo x tre giorni, i sacchi a pelo. la zanzariera, sei litri d'acqua, vestiti di scorta e i poncho anti pioggia, il tutto x un peso stimato di 10/12 kg. Ignari di cosa ci attendesse nei 3 giorni successivi andiamo a letto felici e contenti. Primo giorno: Partiti presto con una barca stretta e lunga modello Indiana Jones e con altri due compagni d'avventura, risaliamo per circa tre ore il torrente a volte scendendo per spingere la barca causa scarsezza d'acqua e con le sanguisughe sempre in agguato. Dopo due tappe per visitare delle grotte, sbarchiamo e ci incamminiamo per otto km nella foresta. Il sentiero tutto in piano è molto piacevole e selvaggio con due attraversamenti di torrenti su ponti di corde e tanta natura. Con le spalle doloranti (solo le mie) dopo circa tre ore raggiungiamo il campo base denominato" campo five". Una bella struttura tutta in legno integrata nella foresta e con un bel torrente vicino dove ci tuffiamo senza esitazione visto il caldo e la grande sudata!!!!!!!!!! Alla sera ceniamo tutti in compagnia, circa una trentina di giovani e la nostra guida ci pianifica la scalata del giorno dopo con un breffing che non ci ha fatto più parlare ma solo dire: Ma ea scherza vero? No xe possibie!!!!! Secondo giorno: Sveglia alle 5.30 colazione e alle 6 il nostro gruppo (4) era pronto. Dopo 200 metri in piano il sentiero diventa praticamente una salita ripidissima da farsi a tratti tirandosi con delle corde, e quasi sempre arrampicandosi con mani e piedi, ma la cosa assurda era che questo sarebbe durato per tutti i 2400 metri del sentiero, arrivando a coprire alla fine un dislivello di 1500 metri. Salivamo praticamente perpendicolari alla montagna senza nessun zig zag ma dritto x dritto, guardavamo davanti a noi e non credevamo di riuscire a proseguire. Sapevamo poi che gli ultimi 400 sarebbero stati i più pericolosi dove le pareti a 90 gradi dovevano essere superate a forza di braccia e con dei passaggi pericolosissimi senza nessuna sicurezza. Dopo i primi 900 metri di salita io vedevo tanti puntini luminosi e mi veniva da vomitare, così anche la Manu, ma vedere gli altri salire il pensiero è stato: A costo de morir, xe và sù eori, ghe andemo anca nialtri casso!!!!!!!! Superato il momento peggiore non ci siamo più fermati o quasi e così dopo 4 ore di sudore e fatica abbiamo raggiunto la vetta e lo spettacolo che avevamo davanti era unico ed ineguagliabile. La Manu è stata a dir poco eroica e la sua gioia era palpabile, non finiva di dire, SONO LA SUPER MANU!!!!!!!!! Quaranta minuti a goderci il meritato spettacolo e poi la discesa altrettanto se non più pericolosa della salita, con le gambe che non tenevano più e la Manu che rotolava rovinosamente a terra più volte, con lievi danni alle ginocchia e un principio di svenimento. Alle ore 15.18 eravamo di nuovo al campo 5 letteralmente morti ma con una gioia interna da poter spaccare il mondo.Terzo giorno: Percorriamo al contrario gli otto km di foresta saliamo in barca e alle 12.30 eravamo nel ristorante del parco con due birre ghiacciate e un bel piatto di carne davanti. Spero che questo mio riassunto di una vera avventura non vi abbia annoiato, anzi spero di esser riuscito a farvi percepire l'odore del nostro sudore e l'energia della nostra felicità!!!!!!!! Gli ultimi due giorni al parco li trascorriamo a leccarci le ferite e a piccole escursioni a grotte, tra le quali le Deer Cave che sono le più grandi del mondo e passeggiate su ponti di corde sospesi a 30 metri di altezza che attraversano la giungla. Ora dopo una settimana di isolamento nel cuore del Borneo vi sto scrivendo da Kota Kinabalu che abbiamo raggiunto ieri con un volo da Mulu via Miri sempre con aerei ad elica e sempre dentro l'avventura. Stiamo tentando di prenotare le immersioni a Sipadan prima di spostarci da qui perciò come al solito non sappiamo cosa e dove saremo domani, D'altronde ........ E DURA LA VITA DEL VIAGGIATORE!!!!!!!! Ps. Un saluto speciale va al nostro amico Cristiano Brussa che da ieri ha intrapreso un lungo viaggio in barca a vela che lo porterà ad attraversare l'oceano ed arrivare a Rio de Janeiro insieme a Sandro e altri due amici. A voi tutti un buon vento in poppa dai vostri amici Gino Manu
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